Le emozioni giocano un ruolo chiave nella nostra vita e nel lavoro terapeutico.

 A cosa facciamo riferimento parlando di emozioni?
Le emozioni possono essere definite come stati affettivi di breve durata, specifici ed elicitati da uno stimolo (interno o esterno saliente agli scopi dell’individuo).

A cosa facciamo riferimento parlando di regolazione emotiva?
Nonostante il proliferare della letteratura sul tema ancora oggi non è chiaro se con questo termine ci si riferisca:
– alla funzione regolatoria che le emozioni esercitano su altri processi
oppure
– a come le emozioni siano regolate.

Nella prima accezione ci si focalizza sul modo in cui le emozioni possano facilitare l’adattamento all’ambiente favorendo la preparazione di rapide risposte comportamentali, la presa di decisione, i processi cognitivi e attentivi, la registrazione in memoria di eventi significativi e fornendo informazioni aggiornate riguardo la corrispondenza tra l’organismo e l’ambiente circostante. Non solo possono modulare il rapporto con l’ambiente fisico ma anche con quello sociale: esse infatti forniscono informazioni sulle intenzioni degli altri, sulla bontà di una data situazione, attivano specifici comportamenti sociali e script per agire in situazioni socialmente simili.

Nella seconda accezione facciamo riferimento alla capacità dell’individuo di diminuire gli aspetti esperienziali ed espressivi di emozioni negative e positive (con una particolare attenzione per le prime quali rabbia e paura). Perché questo sia possibile è fondamentale avere chiaro il significato che la situazione che funge da innesco dell’emozione ha per l’individuo.

Quali strategie?
Non esistono strategie di regolazione emotiva universali: risultano funzionali, efficaci ed efficienti in funzione del contesto in cui ci si trova. Nonostante ciò studi empirici sottolineano come alcune strategie possano considerarsi più adattive di altre. Ne sono esempi:
1) la ristrutturazione cognitiva che consiste nella generazione di interpretazioni o prospettive positive su una situazione stressante, in modo da ridurne gli effetti negativi,
2) il problem solving ossia tentativo volontario di cambiare una situazione stressante o di contenerne le conseguenze;
3) l’accettazione quindi l’accogliere in modo non giudicante l’ esperienza emozionale.

Di contro possiamo considerare poco adattive strategie quali:
1) la soppressione della esperienza emozionale che ha l’effetto positivo immediato di nascondere l’emozione agli occhi esterni, ma è meno efficace nel ridurre l’attivazione fisiologica ed emozionale nel lungo periodo;
2) l’evitamento che si traduce a due livelli quello dell’esperienza dell’emozione (evitamento di una serie di esperienze psicologiche, inclusi i pensieri, emozioni, sensazioni, memorie, e bisogni) e quello comportamentale;
3) il rimuginio e la ruminazione che consistono nel soffermarsi in modo ripetitivo sull’esperienza delle emozioni vissute come disturbanti, sulle loro cause e sulle loro conseguenze.

Come usare queste informazioni in psicoterapia?
Nei mesi scorsi nel nostro Blog abbiamo sottolineato come lavorare sulle emozioni è uno degli elementi essenziali del percorso terapeutico.
Quanto esposto sopra suggerisce anche l’importanza di valutare e lavorare sulle strategie di regolazione emotiva in psicoterapia, e di considerare come il loro utilizzo inflessibile possa giocare un ruolo cruciale nell’insorgere e nel mantenimento di un disturbo psichico.

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