Un’iniziale resistenza al cambiamento in un percorso di psicoterapia è qualcosa di naturale, spesso i pazienti si dimostrano ambivalenti rispetto al loro desiderio di cambiare.È fondamentale per il terapeuta rispettare e comprendere questa ambivalenza ed accogliere empaticamente il paziente.

La resistenza al cambiamento è attribuibile a molteplici fattori che non sono prevedibili.
Alcuni fattori che potrebbero entrare in gioco in un percorso di psicoterapia ed ostacolare il cambiamento sono: la personalità di paziente e terapeuta, l’alleanza terapeutica, la metodologia di intervento utilizzata, fattori contestuali contingenti.

Contributo del paziente
Prendendo in considerazione il contributo del paziente, Bara (2007) propone alcuni esempi di possibili impedimenti: 1) auto-boiccotarsi tipico di pazienti con sindrome del sopravvissuto che non si riconoscono il diritto di poter cambiare; 2) difficoltà cognitive che impediscono al paziente di ri riconoscersi la necessità del cambiamento; 3) difficoltà nel gestire la condivisione, nel definire i confini di sé e le problematiche relazionali; 4)  paura del cambiamento; 5) timore delle ricadute vissute come fallimento; 6) drop out ossia l’abbandono del trattamento.

Contributo del terapeuta
Il terapeuta deve essere in grado di sintonizzarsi emotivamente con il paziente, empatizzare, essere in grado di cogliere e accogliere le rotture, porre attenzione alle emozioni innescate dal rapporto con il paziente stesso. Sono invece di ostacolo al cambiamento in terapia la rigida adesione ai protocolli, la mancanza di autenticità, le aspettative negative e il non riconoscere i propri errori (essere troppo accudenti ostacolando così l’assetto cooperativo, colludere con i temi del paziente, non sentirsi sufficientemente formato).

 

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