Il 10 settembre, come ogni anno, ricorre la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, iniziativa promossa dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e  dell’Associazione Internazionale per la Prevenzione del Suicidio.

Obiettivo dell’iniziativa è passare un messaggio chiaro: prevenire i suicidi si può.

Il fenomeno in numeri
Il numero di suicidi a livello mondiale si attesta ogni anno intorno al milione ed i dati dell’OMS pongono l’accento sul fatto che nel 2020 si arriverà ad oltre un milione e mezzo di morti. Si tratta di una perdita di vite umane inaccettabile e per la quale poco ancora si fa.
I numeri parlano chiaro: nel mondo ogni 40 secondi si verifica un suicidio, ogni tre secondi si registra un tentativo di suicidio ed l’incidenza del fenomeno tra i giovani ha registrato un’ allarmante crescita.

Suicidologia: di che si tratta?
Il termine viene utilizzato per fare riferimento alla disciplina dedicata allo studio scientifico del suicidio e alla sua prevenzione; proprio su questo secondo elemento viene posta l’attenzione.
La suicidologia considera il suicidio come un tentativo estremo di porre fine ad un dolore percepito dall’individuo come insopportabile. Le fonti di tale dolore possono essere molteplici, il suo esito però è analogo: uno stato perturbato nel quale si ritrova angoscia estrema, perdita delle aspettative future, visione del dolore come irrisolvibile ed unico. L’individuo ha dunque necessità di porre fine a tale stato.

Prevenire si può: come?
Prevenire si può ma è complesso dal momento che il suicidio è un problema complesso, non ascrivibile ad una sola causa o ad un motivo preciso. Il suicidio sembrerebbe essere riconducibile ad una complessa interazione di fattori biologici, genetici, psicologici, sociali, culturali ed ambientali.

Quali risorse sono oggi disponibili? Sono stati pensati ed implementati programmi di prevenzione nelle scuole, si è investito sulla ricerca e sulla realizzazione di centri per lo studio e la prevenzione del suicidio.

In chiave di prevenzione è importante diversificare gli interventi.
È importante prevedere una politica universale di prevenzione:  strategie o iniziative rivolte a tutta la popolazione per aumentare la consapevolezza del fenomeno e fornire indicazioni sulle modalità di aiuto. In questo ambito si ascrivono campagne dei mass media, riduzione dell’accesso ai mezzi letali, creazione di centri di crisi e programmi di informazione nelle scuole.
Accanto a questi interventi indirizzati alla popolazione generale è fondamentale pensare ad interventi ad hoc per i gruppi a rischio: parliamo quindi di prevenzione selettiva.
Non vanno dimenticate le strategie di sostegno per coloro che hanno tentato il suicidio con particolare attenzione per la programmazione di incontri di follow-up regolari e la costruzione di una valida rete di collegamento tra i servizi psichiatrici che possano prendere in carico la persona nella sua globalità.
Da un punto di vista psicologico, rilevanti sono anche gli sforzi indirizzati ad eliminare il marchio negativo che viene associato a coloro che hanno tentato il suicidio o alle persone che hanno perso un caro per suicidio.

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