Le Paraolimpiadi sono uno degli appuntamenti più importanti per gli atleti con disabilità. La filosofia alla base di questa manifestazione è di dare a questi campioni di livello mondiale le stesse opportunità ed esperienze di quelle raggiunte dagli atleti normodotati.

Un po’ di storia…
Il 28 Luglio del 1948, in concomitanza con la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra, si tennero i primi Giochi di Stoke Mandeville che nel 1952 divennero internazionali fino ad inserirsi nel contesto delle Olimpiadi di Roma del 1960. Vi presero parte 400 atleti para e tetraplegici provenienti da 23 Paesi, impegnati in 8 discipline sportive.
Da allora le Paraolimpiadi sono sempre state organizzate con cadenza quadriennale nel medesimo anno in cui si effettuavano le Olimpiadi. Nel 1964 a Tokyo appare per la prima volta lo stendardo e l’inno delle Paraolimpiadi e vengono introdotte nuove discipline. Nel 1988 (VIII edizione dei Giochi Paralimpici) a Seul gli atleti disabili hanno utilizzato per la prima volta gli stessi impianti e la stessa logistica dei Giochi Olimpici per normodotati.
Negli anni il movimento Paralimpico ha aggiunto nuove classi di partecipanti con diverse disabilità: fisiche, sensoriali e mentali. Il numero degli atleti è aumentato progressivamente.

Grazie allo sport…
Lo sport occupa una posizione fondamentale nello sviluppo fisico e sociale della persona.
Lo sport permette di approfondire la conoscenza del proprio corpo, delle sue risorse e potenzialità, dei limiti, e di sviluppare una maggiore capacità di orientamento nello spazio.
Praticare un’attività fisica ha una importante valenza anche da un punto di vista relazionale e sociale dal momento che permette di acquisire in maniera spontanea regole che stanno alla base non solo dello sport, ma anche della società più estesa. Regole che offrono l’opportunità di entrare in relazione con l’altro emotivamente e affettivamente e di gestire i conflitti che ne possono conseguire.

Sport e disabilità
Ormai quasi tutte le palestre sono attrezzate e rese accessibili a tutti.
Basket, tennis e rugby in carrozzina, equitazione, vela, nuoto, sci di fondo, sono solo alcuni degli sport che possono essere praticati dalle persone con disabilità, da soli o in squadra.
Come detto sopra lo sport gioca un ruolo cruciale nello sviluppo fisico e sociale. In caso di disabilità lo sport può essere strumento per promuovere ancora di più una vita indipendente e per favorire una più completa inclusione sociale.
Da un punto di vista fisico durante gli allenamenti viene svolta a tutti gli effetti una riabilitazione, che porta a una maggiore conoscenza del proprio corpo, dei suoi limiti e delle potenzialità da sfruttare. Lo sport aiuta la persona con disabilità ad acquisire una maggiore sicurezza nei movimenti e nella gestione degli ausili, i muscoli si rinforzano, consentendo una maggiore autonomia in tutte le attività della vita quotidiana.
Dal punto di vista psicologico questo significa “esisto, posso” e aiuta a riacquistare fiducia e stima di sé.
Da un punto di vista sociale sono cruciali le situazioni di contatto e confronto che la pratica sportiva possono offrire: lo sport in questo caso può quindi essere visto anche come strumento di integrazione e di conoscenza del mondo delle persone con disabilità.

 

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