Rapportarsi con il mondo esterno comporta uno stato di tensione muscolare: parlare, guardare, muoversi comporta l’attivazione di gruppi muscolari. Paradossalmente anche alcuni pensieri e l’attività immaginativa possono generare una sensazione di “tensione”: l’immaginare un gesto o un movimento comporta un’involontaria contrazione nei muscoli corrispondenti.Cosa intendiamo per training autogeno?
Il training autogeno è un metodo di auto-distensione che genera effetti a cascata su stati mentali e fisici.

Analizziamo il termine:
1) Training significa “allenamento” ossia apprendimento graduale di una serie di esercizi specifici finalizzati alla modificazione del tono muscolare e dell’equilibrio neuro-vegetativo
2) Autogeno significa “che si genera da sé” infatti il regolare allenamento a tali esercizi in una condizione di passività assoluta, priva di atti volitivi, porta a modificazioni psichiche e somatiche che si realizzano spontaneamente e in modo sempre più preciso ed efficace.

Quando è utile ricorrere al training autogeno?
Si tratta di una tecnica particolarmente indicata con pazienti che presentano quadri ansiosi, stress, stanchezza, cefalee, alterazioni del ritmo sonno-veglia, problemi psicosomatici a carico dell’apparto gastro-intestinale.

A chi rivolgersi?
E’ importante affidarsi a professionisti formati ed esperti dal momento che ognuno ha delle peculiarità, specifiche necessità ed obiettivi.
E’ possibile svolgere corsi sia individualmente che in piccoli gruppi.

Effetti diretti ed indiretti del training autogeno
Lo scopo diretto e immediato del training autogeno è il rilassamento.
Attraverso il rilassamento è possibile ottenere anche:
1) stato di calma ossia condizione di maggiore distensione e di minore impatto dello stress e delle emozioni negative sul nostro corpo;
2) recupero di energie conseguente riduzione del senso di stanchezza (è quindi possibile compensare le occasionali carenze di sonno);
3) maggiore controllo sulle afferenze sensoriali e conseguente riduzione delle sensazioni spiacevoli o dolorose provenienti dal proprio corpo;
4) regolazione vasomotoria e conseguenti benefici a carico della pressione sanguigna.

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