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EMDR: vedere da una nuova prospettiva un trauma

EMDR: vedere da una nuova prospettiva un trauma
28 Gennaio 2016Stefania ValagussaPsicologia clinicaStrumenti terapeuticiTerapiaTrauma

EMDR acronimo inglese che sta ad indicare una tecnica di desensibilizzazione e rielaborazione attraverso movimenti oculari.EMDR può essere uno dei numerosi strumenti a disposizione di un terapeuta nel corso di un percorso psicoterapeutico di più amplio respiro oppure può occupare uno spazio a se stante. È una tecnica duttile ed in quanto tale non associata ad alcun orientamento psicoterapeutico specifico.

Come nasce?
Nasce in maniera quasi casuale alla fine degli anni ’80.
La psicoterapeuta statunitense Francine Shapiro, passeggiando per il campus dove studiava, scoprì che muovendo gli occhi in maniera volontaria da una parte all’altra del prato riusciva da un lato a focalizzarsi meglio su ciò che la stava preoccupando, dall’altro avvertiva un senso di sollievo e una diminuzione del disturbo causato dai pensieri negativi.
Questa scoperta si è tradotta in un protocollo strutturato.

Come si svolge?
Prerequisito: un’approfondita conoscenza del paziente.
Attraverso un protocollo strutturato si procede poi alla raccolta delle informazioni dettagliate concernenti l’evento traumatico, anche nelle sue parti più disturbanti. La rievocazione è accompagnata da stimolazioni bilaterali ossia il terapeuta chiede di seguire con gli occhi il movimento delle sue dita. Durante l’EMDR il paziente rimane cosciente: non si tratta di una tecnica di ipnosi.
Il numero delle sedute è variabile.

Assunto di base
L’assunto di base dell’EMDR è fisiologico.
L’evento traumatico vissuto dal soggetto viene immagazzinato in memoria insieme alle emozioni, percezioni, cognizioni e sensazioni fisiche disturbanti che hanno caratterizzato quel momento. Tutte queste informazioni immagazzinate in modo disfunzionale, restano “congelate” all’interno delle reti neurali e incapaci di mettersi in connessione con le altre reti. Le informazioni ”congelate”, non potendo essere elaborate, continuano a provocare disagio nel soggetto, fino a portare all’insorgenza disturbi psicologici.
L’obiettivo della stimolazione bilaterale è quello di ripristinare il naturale processo di elaborazione delle informazioni presenti in memoria e quindi la creazione di nuove connessioni più funzionali. Il paziente potrà così vedere l’evento disturbante e se stesso da una nuova prospettiva. I ricordi non vengono quindi resettati ma si lavora per immagazzinarli in maniera più funzionale.

A chi si rivolge?
Storicamente è una tecnica utilizzata per il trattamento in caso di eventi traumatici, quindi sicuramente indicata in caso di gestione di traumi infantili, eventi stressanti di vita (quali malattie, lutti, crisi lavorative o relazionali) o straordinari (quali calamità naturali, incidenti, violenze…).
Con il tempo e la pratica è stata riscontrata e valutata l’efficacia della tecnica anche nel trattamento di situazioni differenti quali ansia (ansia da prestazione sociale e/o lavorativa e fobie) e bassa autostima.
È un protocollo  che può essere utilizzato, con i dovuti adattamenti, anche con adolescenti e bambini.

 

 

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    Dott.ssa Stefania Valagussa Psicologo e Psicoterapeuta

    +393895861299

    contatti@stefaniavalagussa.it

    Via Alessandro Manzoni, 5 20863 Concorezzo (MB)

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