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ADHD: disattenzione ed iperattività

ADHD: disattenzione ed iperattività
30 Aprile 2015Stefania ValagussaFamigliaInterventi psicoeducativiPsicologia dell'età evolutivaPsicologia scolasticaScuola

Nel numero di aprile di DdAI Disturbi di Attenzione ed Iperattività (Edizioni Erickson) è presente un mio contributo sul trattamento cognitivo in bambini e ragazzi con diagnosi di Disturbo da Deficit dell’Attenzione ed Iperattività-ADHD.

Colgo l’occasione per parlare di questo disturbo dell’età evolutiva che si caratterizza per una discreta diffusione e che è stato oggetto di crescente interesse negli ultimi anni.

Cosa intendiamo per ADHD?
Il Disturbo da Deficit dell’Attenzione ed Iperattività (ADHD) è un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente caratterizzato da inattenzione e impulsività/iperattività. Comportamenti problematici e problemi di varia natura interessano in modo trasversale contesti di vita differenti (ad esempio scuola e casa) compromettendo in modo significativo la qualità della vita.

Valutare l’ADHD
La valutazione iniziale di un bambino iperattivo deve essere sistematica e comprensiva di una serie di prove cognitive e comportamentali, che permettano di identificare correttamente la presenza dell’ADHD, di escludere diagnosi alternative e di considerare l’eventuale presenza di disturbi associati. Infatti, frequentemente coesistono altri problemi con l’ADHD quali comportamento oppositivo, disturbo della condotta o dell’apprendimento. L’assessment diagnostico dovrà quindi stabilire una gerarchia di difficoltà generate sia dall’ADHD che dai disturbi coesistenti ed in funzione di questo pianificare un trattamento ad hoc.
Non è facile riconoscere l’ADHD in età prescolare (età 3-6 anni): molti bambini presentano una marcata iperattività, crisi di rabbia, un gioco prevalentemente motorio e litigiosità, ma la maggior parte di questi non svilupperanno un ADHD.
È durante la scuola elementare (età 6-12 anni) che avviene la prima diagnosi. Il bambino tendenzialmente si caratterizza per una accentuata irrequietezza (passa rapidamente da un’attività all’altra), sintomi cognitivi quali disattenzione, facile distraibilità, e conseguente evitamento dei compiti cognitivi, difficoltà scolastiche, reazioni impulsive (non riesce ad aspettare il proprio turno in situazioni di gioco e/o di gruppo e a rispettare le regole, i tempi e gli spazi dei compagni), rifiuto da parte dei compagni, bassa autostima ed autoefficacia percepita.

Come intervenire?
Il rapido quadro presentato sopra consente di affermare che l’ADHD è un disordine clinicamente complesso ed eterogeneo quindi inevitabilmente complesso ed articolato deve essere il programma di intervento da erogare. Le linee guida nazionali ed internazionali identificano un trattamento multimodale come indispensabile per i bambini/ragazzi con ADHD. Il lavoro coinvolge in modo attivo bambino/adolescente con ADHD, contesto domestico e scolastico.
Il lavoro con il bambino/adolescente può avvalersi di approcci differenti ma in linea di massima persegue i seguenti obiettivi: miglioramento …
-delle abilità di auto-controllo, gestione della rabbia;
-delle relazioni interpersonali con genitori, insegnanti, fratelli e coetanei;
-del funzionamento cognitivo (memoria, inibizione, flessibilità cognitiva, attenzione, problem solving);
-delle capacità di apprendimento e del rendimento scolastico;
-dell’autonomia;
-dell’autostima.
Il lavoro con i genitori è indispensabile perché la famiglia è una risorsa fondamentale per favorire la comparsa di comportamenti funzionali. È importante incoraggiare i genitori ed aiutarli ad affrontare i sintomi del disturbo e strutturare un ambiente che possa favorire l’autoregolazione del bambino. È importante dare ai genitori l’opportunità di modificare la propria visione del figlio e di se stessi all’interno della relazione genitoriale. A tale scopo è utile …
-fornire informazioni corrette in merito alle difficoltà del bambino e ai possibili trattamenti;
-favorire l’individuazione di attribuzioni di causa ed interazioni disfunzionali ed intervenire su esse;
-favorire l’individuazione dei punti di forza del proprio figlio;
-favorire la contestualizzazione dei comportamenti problematici in modo da identificare potenziali fattori scatenanti ed eventuali rinforzi;
-favorire la strutturazione di un ambiente prevedibile, con regole chiare e condivise;
-suggerire tecniche per la gestione dei comportamenti problematici.
Il lavoro con gli insegnanti è altrettanto cruciale dal momento che la scuola è solitamente l’ambiente nel quale maggiormente si manifestano i comportamenti disfunzionali. È quindi utile…
-favorire la comprensione delle difficoltà incontrate dal bambino/adolescente ADHD e l’identificazione delle situazioni ad esse collegate;
-favorire la definizione di regole e routine scolastiche stabili e chiare;
-favorire la strutturazione delle lezioni e dell’ambiente scolastico in modo da non colludere con i comportamenti problematici;
-suggerire tecniche utili a modificare il comportamento all’interno della classe;
-favorire la comunicazione con i genitori.

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    Dott.ssa Stefania Valagussa Psicologo e Psicoterapeuta

    +393895861299

    contatti@stefaniavalagussa.it

    Via Alessandro Manzoni, 5 20863 Concorezzo (MB)

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