Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno.
Colgo l’occasione per accendere i riflettori sui risvolti e le ripercussioni che da un punto di vista psicologico ha una malattia neoplastica e di conseguenza sul ruolo che lo psicologo può giocare.

La psico-oncologia è il settore della psicologia clinica nato per occuparsi in modo specifico del disagio psicologico che accompagna la malattia neoplastica.
Il suo contributo offre un esempio di come sia possibile sviluppare e realizzare un tipo di assistenza globale e multidisciplinare in grado di rispondere ai molteplici bisogni del malato oncologico, dei suoi familiari e degli operatori sanitari quotidianamente coinvolti e impegnati nel percorso di assistenza e cura.

Vediamo i potenziali focus di un intervento.

1- Il paziente oncologico
L’interazione protratta e costante con pazienti oncologici ha consentito di identificare specifiche fasi attraverso le quali si articola la reazione alla malattia neoplastica. Ogni fase si caratterizza per specifici meccanismi di difesa, modalità di affrontare e adattarsi alla malattia. È fondamentale avere presenti questi ed altri elementi perché potenzialmente predittivi di complicazioni psicopatologiche o organiche, della qualità della vita  e dell’aderenza al trattamento.
Modi ed obiettivi di intervento psicologico
L’intervento psicologico si articola in svariate fasi: valutazione psicologica al momento della diagnosi di tumore, lavoro e sostegno nella fase di cura, gestione psicofisica del malato in fase avanzata di malattia e accompagnamento alla morte.
Lo psicologo assiste il paziente oncologico in ogni fase della malattia con lo scopo di:
– diminuire sentimenti di alienazione, isolamento e impotenza;
– ridurre l’ansia;
– chiarire percezioni e informazioni errate;
– facilitare le persone ad acquisire maggiore responsabilità e rispondenza ai trattamenti medici.

2- Il nucleo famigliare e la rete sociale
La patologia oncologica può essere letta come un evento che incrina l’equilibrio individuale e relazionale del paziente e come tale non può essere analizzata esclusivamente dalla prospettiva del paziente, è indispensabile coinvolgere il nucleo famigliare e la rete sociale più o meno allargata.
All’interno delle dinamiche familiari, al momento della diagnosi di tumore, vengono riconosciute reazioni assimilabili, per alcuni aspetti, a quelle espresse dal paziente oncologico. Anche al sistema familiare viene chiesto di attivare nuovi processi di adattamento e di definire nuovi equilibri sulla base dell’evento malattia e cura.
Modi ed obiettivi di intervento psicologico
Gli interventi della psico-oncologia indirizzati alla famiglia del malato oncologico hanno come obiettivo quello di aiutare il sistema familiare a sostenere l’intero processo clinico del paziente e quel caso di decesso, di favorirne il processo di elaborazione del lutto.


3- L’equipe multidisciplinare
Un’intera equipe si occupa dei vari aspetti della malattia oncologica. La qualità delle relazioni tra vari professionisti e tra professioni e paziente/famigliari incide significativamente sulla qualità della vita del paziente e sulla sua aderenza al trattamento.
Modi ed obiettivi di intervento psicologico
Alla luce di ciò si rendono indispensabili interventi di formazione con l’obiettivo di affiancare alle competenze tecniche, scientifiche e organizzative, tutta una serie di conoscenze psicologiche utili a:
– gestire e confrontarsi efficacemente con le dinamiche relazionali che si instaurano con i pazienti e con tematiche quali angoscia di morte, perdita dell’identità, del ruolo sociale, personale, familiare, i cambiamenti negativi di vita conseguenti alla malattia;
– promuovere la salute degli operatori stessi aiutandoli a gestire e confrontarsi con il senso di impotenza di fronte alla malattia, la responsabilità della cura, l’esperienza di dolore che provoca angoscia, sconforto e paura.
Interventi di questo tipo possono avvalersi di tecniche quali:
– Discussione di casi;
– Lezioni teoriche;
– Giochi di ruolo;
– Gruppi esperienziali;
– Sostegno e gestione dello stress.
Interventi di questo tipo producono significativi effetti:
– sulle attitudini lavorative favorendo una percezione positiva del proprio lavoro, un riconoscimento delle proprie capacità e una maggiore capacità di gestione di specifici fattori di stress;
– sulle attitudini relazionali facilitando gli operatori nella gestione dell’emotività dei pazienti e dei loro familiari e nella comunicazione tra loro;
– sulla qualità delle cure favorendo un maggiore capacità di riconoscere ed intervenite in modo puntuale su bisogni e reazioni patologiche del paziente.

 

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